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Le microplastiche

Federica Gerosa 12 febbraio 2019

Come vi abbiamo annunciato nei mesi scorsi, sul blog parleremo più volte di temi ambientali e di come le nostre scelte possano essere impattanti sulla salute della Terra.

Da un po' di tempo mi sto interesando alle microplastiche, ovvero le piccole particelle di materiale plastico generalmente più piccole di cinque millimetri.

Ho recentemente scoperto che alcune tipologie di cosmetici contengono plastica e onestamente ne sono rimasta colpita . Anche nei miei amati prodotti di bellezza c’è plastica?
Ho fatto alcune ricerche.

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E cosa ho scoperto?

Che per fortuna buona parte dei prodotti che uso non le contengono. Purtroppo altri si, e finiranno sulla lista nera dei miei acquisti.

Le microplastiche, solitamente polietilene (PE), sono usate nei cosmetici per esfoliare o detergere e infatti si trovano per lo più in scrub, saponi, dentifrici, schiume da barba e gel.
Si parla di circa 3.000 particelle per millilitro di prodotto e considerando che li usiamo tutti i giorni l’impatto sull’ambiente è pazzesco.
Il grosso problema delle microplastiche è che sono molto molto piccole e non possono essere
trattenute da nessun sistema di filtrazione.

 

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Le microplastiche finiscono nel mare. E poi?

Una ricerca scientifica condotta da Università Politecnica delle Marche, Greenpeace e Istituto di
Scienze Marine del CNR di Genova ha rilevato la presenza di particelle di microplastica anche in
pesci e invertebrati.
Dalla nostra pelle alla pancia dei pesci che finiscono sulla nostra tavola.
I campioni sono stati fatti nel mar Tirreno (Liguria, Toscana, Lazio e Campania) ed è emerso che il 25/30% dei pesci e invertebrati analizzati contenevano microparticelle di plastica, con valori simili a quelli già riscontrati nel mar Adriatico.
La buona notizia è che dal 2020 saranno bandite in Italia, cioè i cosmetici non potranno più
contenerle.

Mentre attendiamo il 2020, diamo un'occhiata a cosa è cambiato con il 2019.
Come forse avrete letto sui giornali, dal 1 gennaio 2019 sono vietati i cotton fioc NON
biodegradabili che, udite udite, rappresentano il 9% dei rifiuti trovati sulle spiagge italiane.
Secondo Legambiente le spiagge sono invase dai residui di cotton fioc tanto che se ne troviamo
uno ogni due passi, senza contare quelli finiti in mare e ingeriti dalla fauna ittica.

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Cosa possiamo fare noi?

Intanto possiamo cominciare a leggere con attenzione l’INCI dei prodotti che acquistiamo e
verificare se i nostri cosmetici preferiti contengono o meno microplastiche. Come scritto poco
sopra, di solito il polietilene è il più usato quindi basta individuarlo nella lista degli ingredienti.
Alcune marche sono già PE free da anni!

I cotton fioc sono utilizzati più per abitudine perché sempre più medici ne sconsigliano l’uso. L’uso improprio fa sì che il cerume venga spinto all’interno del condotto uditivo e crei un tappo. È più che sufficiente usare l’asciugamano dopo a doccia o il bagno e asciugare l’eccesso di acqua, in modo da portare via anche eventuali residui di cerume.
Se non riuscite a resistere al richiamo del bastoncino cotonato, da anni alcune marche hanno fatto la versione biodegradabile. Basta un occhio in più a cosa finisce nel nostro carrello per fare la differnza

Insomma, le alternative ci sono, sia ai cotton fioc che alle microplastiche.
Si tratta di cambiare le abitudini che sappiamo essere difficili (ma non impossibili) da eradicare.

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