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La formazione di Slingababy: la mia esperienza .

Federica Tamanini 11 febbraio 2020

Avrete visto e letto nei giorni scorsi alcuni post sui miei 4 giorni di formazione Slingababy a Ferrara.

Il mio percorso a zig zag tra le scuole del portare 

Nel 2016 mi sono iscritta alla formazione di una scuola italiana . Ho frequentato il primo e il secondo modulo, poi ho rimandato la certificazione per motivi di organizzazione . L’anno dopo, nonostante la disponibilità della scuola, ho preferito non concludere il percorso .

Avevo capito che non faceva per me. Non era una questione di buono o cattivo: non facevano per me alcune regole e impostazioni.

E ho lasciato da parte l’idea di diventare consulente. Ho seguito seminari di altre scuole e la conclusione era sempre la stessa: non fa per me.

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I miei dubbi 

Non è mai stata una mia priorità conseguire un attestato. Abbiamo esempi di mamme che pur senza una scuola alle spalle sono delle portatrici fenomenali in quanto empatia, tecnica e conoscenza dei supporti.

Quello che mi lasciava perplessa erano le risposte granitiche . Io di granitico ho solo il NO quando Frida comincia a chiedermi di comprarle...scegliete una cosa a caso. Per il resto sono molto possibilista , credo cioè fermamente che ci siano più vie per ottenere il risultato voluto .

E sicuramente in questi anni ho anch’io dato risposte assolute ma poi ho realizzato che i limiti definiti servivano a me, non erano un aiuto al genitore.

E poi arriva Slingababy

Mi infastidiva non aver concluso e sentivo la necessità di esplorare altre possibilità . Però cercavo apertura. Tanta .

Conosco Slingababy da anni visto che sono più presente e attiva sui gruppi stranieri rispetto a quelli italiani . Siamo riusciti a far partire il corso di Ferrara, grazie anche a Chiara Venturoli che ha messo a disposizione la sede di Carpemira. Il team di Slingababy è stato super disponibile e , nonostante qualche episodio poco piacevole in stile italico, si sono aperte le iscrizioni .

Lorette Michallon, fondatrice di Slingababy , è arrivata in Italia e il corso di Ferrara ha avuto inizio.

Cosa ho amato 

Tutto. Una formazione che sembrava cucita su di me , dove la libertà e le esigenze del singolo sono le priorità . Appurata la sicurezza della legatura, tutto poi si adatta al bambino e al portatore .

La tecnica trasmessa è pazzesca : completa, precisa, tantaaaaa.

Però è un mezzo , non il fine .

Spazio a inventiva e creatività che ovviamente richiedono una eccellente conoscenza di base delle legature e dei supporti.

Senza cadere nell’ansia da prestazione per la legatura perfetta instagrammabile.

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Sapete che al corso erano presenti tre bambini piccoli e le mamme sono riuscite comunque a seguire tutto ? Il gruppo li ha accolti . Non abbiamo solo parlato di villaggio , lo abbiamo messo in pratica.

 

Non si è data l’illusione ai partecipanti che questo potrebbe diventare un lavoro remunerativo e il diploma... non vale nulla. Nulla perché la figura della consulente non è riconosciuta. Si sa, ma detto ad alta voce cambia . No?

Cosa mi ha messo in difficoltà 

A volte gestire tanta libertà e responsabilità non è facile . È un percorso che dobbiamo fare prima come persone poi come consulenti. È più rassicurante stare dentro dei paletti imposti dalla propria scuola (no a certe legature, supporti etc), ma forse meno efficace quando ci troviamo di fronte delle persone in carne ed ossa con esigenze speciali. Non è facile , lo ammetto.

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È una scuola migliore di altre? No, ma lo è per come sono fatta io.

La consiglierei ad altri ? Dipende. Dipende chi sei e cosa cerchi.

Ricordati che abbiamo un gruppo su facebook in cui parliamo tanto. E pure su instagram non siamo da meno.

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